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Le 4 decisioni che hanno plasmato il nostro bicchiere

Le 4 decisioni che hanno plasmato il nostro bicchiere

Startup vuol dire affidarsi alla propria creatività, al proprio intuito e alla propria intelligenza per dare vita a qualcosa di grande.

Suona bene, no? Uomo che pensa su documenti

Il lato oscuro della startup è riuscire a creare il tuo prodotto in assenza di un modello da copiare, di un manuale di istruzioni, di una chiara idea di quello che vuoi ottenere, un’infinità di alternative da ponderare e sfrondare, e pochissimo tempo a disposizione.

Ah, ovviamente il tutto senza il becco di un quattrino.

Quanto più in queste condizioni, tanto più sei startup.

Scelto il materiale ideale e il fornitore, si ponevano diverse decisioni strategiche.

Il nostro problema era su quale modello di bicchiere investire le nostre misere risorse, considerato che lo stampo costa carissimo e che richiede diversi mesi per la realizzazione: o la va o la spacca.

1. La capienza

La prima decisione che dovemmo prendere riguardava la capienza: capimmo con disappunto che non esiste uno Bicchieri cocktail di diversi tipistandard.

La birra media viaggia dai 300 ai 500 millilitri, per non parlare del cocktail che può essere un bicchierino come un beverone.

Locale che vai, misura che trovi.

Optammo per il tumbler alto, 370 ml al bordo: ideale per il drink, flessibile per la birra.

2. La forma

La seconda riguardava la forma: da una parte la finezza estetica, dall’altra la comodità di bevuta e la facilità di impilaggio.

Andammo per un conico basso, ben piazzato per accomodarsi bene in mano e stabile se appoggiato.

3. Lo spessore

La terza lo spessore: da una parte la leggerezza per portabilità e costo (il silicone è un materiale prezioso!), dall’altra corpo per comodità di bevuta e isolamento termico.

Ci attestammo su quello che ci sembrava il giusto compromesso rispetto ai nostri test con altri oggetti di gomma sul mercato e i nostri esperimenti con stampi 3D e siliconi da colata.

4. I dettagli

Infine i dettagli: posizionamento del chip, angoli, smussature, bordi, sottosquadra.

C’è una scienza intera anche dietro all’oggetto più semplice!Bicchieri PCUP con medusa

Il giorno in cui inviammo il modello 3D definitivo allo stampista, insieme al bonifico con tutto il nostro budget sudato con una campagna di crowdfunding, ci iniziarono a tremare le gambe. Non hanno ancora smesso e non smetteranno ancora per un po’, ma intanto i nostri sostenitori possono andare fieri della propria donazione: il bicchiere è uscito buona la prima!

Ha riscosso più successo di quanto pensassimo, incassando subito diversi ordini. La capienza della consumazione non è una scienza esatta, la forma è questione di stile, la terza di abitudine: i nostri clienti sono ben disposti a cambiare il loro standard per avere il nostro bicchiere!

Da qui, è tutta discesa: abbiamo creato un modello, scritto un manuale d’istruzioni, ci schiariamo le idee giorno per giorno su come vogliamo migliorare il nostro bicchiere, dominiamo le alternative a disposizione e addirittura possiamo dormirci su qualche notte in più, perché intanto il prodotto ha un mercato.

Questo ci dà anche qualche risorsa in più da spendere per assoldare un designer che lavori con metodo e professionalità al prossimo modello di bicchiere PCUP, e così siamo un po’ meno startup.

Suona male?

 

Il nostro prodotto, studiato nei minimi dettagli, può fare la differenza in qualsiasi locale o evento. Parlane al tuo barista o contattaci se vuoi avere informazioni!

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