Startup è una di quelle parole che se la dici dieci volte di fila perde significato. E’ un termine inflazionato, che si porta dietro un’insostenibile vaghezza semantica e una buona dose di fuffa. Noi abbiamo smesso di chiamarci startup, siamo un’azienda. Abbiamo smesso di andare dai consulenti startup, andiamo da quelli bravi. Abbiamo smesso di leggere manuali per far crescere la startup, scriviamo il nostro piano operativo.

Ma di nascosto crediamo nel concetto di startup, inteso come attività imprenditoriale con il potenziale di crescere esponenzialmente su un mercato molto, molto grande. Ci crediamo perchè lo siamo, e lo siamo perchè la realtà ci impone continuamente di scegliere tra due possibili PCUP, entrambe realizzabili. C’è una PCUP PMI, con pochi clienti storici e fedeli, processi consolidati dall’esperienza e dal tempo, basso fatturato e basso rischio, una vita tranquilla e del tempo libero. E poi c’è la PCUP startup, con centinaia di dipendenti, capillarmente diffusa sui 5 continenti, agile nell’adattare i prodotti e i processi ad un mondo che cambia e che plasma a sua immagine, fatturato vertiginoso e rischi da brividi, una vita oggi di miseria ed entusiasmo, domani di lussuria ed entusiasmo.

Ad ogni bivio che ci si presenta le vediamo davanti ai nostri occhi, le due PCUP, una grande e una piccola: meglio un macchinario più costoso per risicare qualche centesimo sul costo unitario, o meglio un setup più economico ma rimanendo un prodotto di nicchia? Meglio puntare sul collaboratore fuoriclasse o sul metodo per crearne cento mediocri? Tutto si riduce al fattore tempo: la PCUP piccola sarebbe già in attivo e lì resterebbe. La PCUP grande continua a investire, a immergersi per spiccare un volo ancora più alto dopo.  Com’era? Meglio un uovo oggi che una exit domani. La nostra filosofia è pensare in grande, cashflow is the limit. E chiaramente, filosofia che hai, investitore che trovi.

Il coronavirus di nuovo ci è venuto in soccorso, regalandoci una maxi confezione di un bene di prima necessità: il tempo. In queste settimane abbiamo messo a fuoco l’esigenza di un progetto che avevamo già avviato, ma di cui non capivamo veramente la portata: le certificazioni ISO. Pare che molte aziende si certifichino per dovere, noi per potere: poter uniformare le procedure di registrazione dei clienti, poter condividere un metodo di scrematura dei fornitori, poter fare copia-incolla di PCUP srl su PCUP Ltd negli Stati Uniti, poter aumentare di cento il fatturato aumentando di uno gli oneri amministrativi, poter fornire un’assistenza clienti impeccabile.

Il dopo-coronavirus sarà un carnevale crescente di feste, musica, divertimento, assembramenti: lavoro. Per tenere botta e cavalcare l’onda dovremo essere preparati, cioè aver ridotto pesantemente l’attuale entropia con cui eseguiamo le operazioni. Beninteso, ci sono aziende ben più grandi di noi che ci mettono anni a ridurla, altre che non lo faranno mai – e le conosciamo perchè purtroppo ci sono capitate come fornitori o clienti. Ma nessuna di loro ha deciso di conquistare il mondo. Noi sì.

I nostri angeli custodi in questa operazione sono il team di Assolombarda e Assolombarda Servizi, a partire dalla brillante Giulia Valente che ha capito immediatamente perchè vogliamo intraprendere questo doloroso percorso ortopedico, che ci spezzerà qualche osso per raddrizzarlo, e ci ha messo in ottime mani. Stiamo finendo i preparativi, ed è un progetto di sviluppo di massima priorità all’interno della nostra QuaRunTen.