Negli ultimi tempi il dibattito politico e ambientale sulla plastica si è fatto sempre più infiammato e acceso. Alle critiche sono seguite leggi e normative per ridurre e contrastare l’utilizzo di questo materiale e il conseguente inquinamento che ne deriva.

Negli anni futuri però la produzione e il consumo di plastica è però prospettato come in crescita.

Bisogna trovare valide soluzioni che siano più attente all’ambiente e che possano essere una valida alternativa.

Uno dei materiali che è salito alla ribalta come possibile scelta alternativa è stato il silicone. Ma quale materiale è quindi più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico?

La plastica

La plastica, come sappiamo, è un materiale prodotto a partire dal petrolio e, per questo motivo, contiene diverse sostanze chimiche molto pericolose e dannose per la salute come il bisfenolo-A (BPA). Sia medici che scienziati hanno individuato il bisfenolo-A come causa di diversi problemi di salute anche gravi.

Quando la plastica si disperde nell’ambiente si scompone in micro-frammenti, chiamate micro-plastiche, che contaminano terreno, mari, oceani e animali con le sostanze chimiche contenute. Scomponendosi in piccoli pezzi la plastica crea un altro problema rispetto al silicone. La fauna selvatica, vedi i pesci, è infatti spesso portata a confondere i pezzi colorati e brillanti dei rifiuti di plastica per un appetitoso pasto. Questo pasto è però un pasto mortale che una volta nell’organismo è difficile espellere, causando spesso la morte degli animali.

Il silicone

Il silicone al contrario è più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico proprio per la sua resistenza.

Il silicone inoltre non è tossico per gli organismi acquatici o del suolo, non è un rifiuto pericoloso e, sebbene non sia biodegradabile, può essere riciclato dopo una vita di utilizzo (e in maniera molto meno invasiva della plastica).

Se smaltito in una discarica per l’incenerimento, il silicone (a differenza della plastica) viene riconvertito in ingredienti inorganici e inn

ocui: silice amorfa, anidride carbonica e vapore acqueo.

Questa grandissima durata è dovuta alla sua resistenza all’esposizione a caldo e freddo estremi, a prodotti chimici aggressivi, a sterilizzazione, a pioggia, neve, nebbia salina, radiazioni ultraviolette, ozono e pioggia acida, solo per citarne alcune.

Il silicone inoltre viene prodotto dalla silice presente nella sabbia e non dal petrolio.

La resistenza degli oggetti in silicone permette loro di avere una vita molto più lunga di un corrispettivo in plastica e per questo motivo potrebbe contribuire attivamente a combattere la massa di plastiche e micro-plastiche che ad oggi si trova nell’ambiente, dagli oceani ai boschi.

Attenzione anche al silicone però

Una problematica può insorgere quando il silicone che viene utilizzato per produrre un certo oggetto non è di alta qualità.

In questi casi le aziende produttrici, per risparmiare, utilizzano una miscela con additivi o addirittura inseriscono all’interno del silicone materie plastiche. In questo caso il prodotto avrà una vita utile di molto inferiore a quella di un prodotto fatto con i giusti standard.

Un modo per accertarsi della qualità del prodotto acquistato è quella di piegarlo. Nel caso si formino righe e imperfezioni sulla superficie vuol dire che il materiale non è

silicone al 100%. Inoltre inserendo il silicone in forno se ne può individuare uno di bassa qualità dai fumi che potrebbe sprigionare.

Quest’ultimo caso è successo a PCUP con i primi prototipi inviatici dalla Cina quasi due anni fa. Una volta inseriti in forno per delle prove hanno rilasciato pericolosi fumi neri. Proprio per questo l’approvvigionamento del silicone avviene solo da certificati e sicuri fornitori e la produzione è effettuata in Italia.