PCUP è la startup che investe nel bicchiere come oggetto di design, come device internet of things, come mezzo d’informazione, come memoria collettiva delle nostre relazioni.

Lo facciamo attraverso il miglior manifatturiero made in Italy e applicazioni mobile che eliminano le code, garantiscono la sicurezza dei pagamenti e quantificano in tempo reale il risparmio di plastica ottenuto.

Perchè il bicchiere?

Perchè quando abbiamo un buon motivo per stare in tanti e tutti insieme, ci beviamo su. I nostri bicchieri sono gli unici al mondo a generare valore quanto più vengono usati, per questo siamo l’alternativa più creativa al bicchiere di plastica usa e getta.

Economia circolare? No, economia puntuale

Spesso si cerca la soluzione allo spreco nel riciclo, con bicchieri biodegradabili o plastiche ristampabili, ma PCUP si spinge oltre: elimina direttamente il consumo. Più che economia circolare, che presuppone una ricorsività di utilizzo-scarto-riutilizzo, PCUP si configura come economia puntuale: un acquisto, e sei a posto così per sempre.

Questo modello di business è tradizionalmente anti economico: cosa ti vendo dopo il primo acquisto?

Obsolescenza programmata, moda e usa e getta sono le leve che l’industria ha trovato per assicurarsi la sopravvivenza: distruggere per ricostruire, questo è il modello di crescita su cui abbiamo fondato il nostro benessere. Solo recentemente l’umanità ha compreso che l’economia del consumo, in un sistema a risorse limitate e dominato dalla seconda legge della termodinamica, genera spreco: spreco di energie per produrre un oggetto che deve rompersi; spreco di energie per liberarci della sua carcassa. Solo recentemente abbiamo sviluppato l’intuizione che gli individui cerchino l’utilizzo, non il consumo; che ci basta avere accesso, senza bisogno del possesso.

Incentivi, sgravi fiscali e divieti sono le leve che la collettività sta mettendo in campo per rendere più conveniente utilizzare che consumare, ma è un percorso contro la natura più intima della nostra economia, che è nata e fiorita su un modello lineare da materia prima a scarto, passando per diverse trasformazioni. Il lavoro mi porta ad incontrare aziende di ogni tipo, ad entrare nelle loro corsie e corsie di magazzini, ed è per me sempre una scoperta: quante cose servono alla società per funzionare! Quanti stampi in acciaio potrai mai produrre? Chi li compra? Quanti mai ne potranno servire, per giustificare decine di fabbriche da decine di operai l’una? La risposta è sempre la stessa: quanti se ne rompono, passano di moda o si consumano. Filiere produttive intere il cui indice di crescita coincide con il tasso di spreco.

Il modello economico di PCUP

PCUP adotta un modello economico radicalmente nuovo in cui i bicchieri sono un medium di interazione tra i loro possessori attraverso il chip inserito sul fondo, che li usano gratuitamente in cambio di garantirne la restituzione. A modo nostro, PCUP è sharing economy.

Il cliente sono le strutture ospitanti bicchieri e bevitori, che attraverso i dati raccolti dal chip sul bicchiere ed elaborati dalla piattaforma PCUP riescono ad ottimizzare l’erogazione di altri prodotti e servizi: qual è l’ora di picco, dove si genera la coda, quale bevanda tira di più, quali fusti di birra stanno finendo e dovranno essere cambiati a breve, quali attrazioni funzionano di più, chi apprezza quale proposta artistica o culturale.

Il ruolo di PCUP non è solo fornire i bicchieri, ma soprattutto organizzare le informazioni scambiate sulla piattaforma in un know how e in strumenti atti a diminuire altri sprechi, abbassare altri costi, massimizzare altri investimenti. In un contesto altamente entropico e minimamente tecnologico come i grandi assembramenti di persone, PCUP decifra questo caos per mettere l’organizzatore in condizione di acquistare meno beni e servizi, a parità di ritorno economico: meno bicchieri di plastica, certo, ma soprattutto meno code, meno volantini, meno pubblicità su siti e riviste, meno magazzino, meno errori. Meno lavoro.

I bicchieri PCUP sono l’infrastruttura su cui sviluppiamo il nostro business, non sono il nostro business, quindi possiamo virtualmente venderli una volta sola, senza rimpiazzarli, e continuare ad esistere. Tuttavia, anche PCUP utilizza energia, e in questo PCUP non è diversa da qualsiasi attività economica. Ciò che la differenzia è che la sua energia è rinnovabile: il bicchiere PCUP acquista valore nella misura in cui l’utente lo prende, lo legge con lo smartphone, lo svuota, lo sposta di qua e di là, magari lo riempie e lo svuota di nuovo, e poi lo riconsegna. Questo è lavoro, molto più lavoro di quanto richieda il bicchiere usa e getta, e grazie ad esso il sistema PCUP acquisisce valore. D’altra parte, questo lavoro è a marginalità quasi-zero, perché quasi-coincide con l’utilizzo che già faremmo del bicchiere: la produttività di PCUP è altissima, perché ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo marginale.

Generare valore a zero costo marginale

Esattamente come l’energia che fa funzionare PCUP è rinnovabile, così lo è il suo valore aggiunto: un bicchiere PCUP genera un valore veicolato digitalmente, senza costi marginali, e lo genera ogni volta che viene utilizzato, e ogni volta di più: quanto più lunga è la vita del bicchiere, tanto più prezioso ne è l’utilizzo, perché aggiunge dettaglio alla conoscenza che abbiamo della struttura e dei suoi visitatori. Per questo il bicchiere PCUP è il contrario del bicchiere usa e getta, che invece azzera il proprio valore dopo il primo utilizzo.

Resta solo l’ultimo tassello per chiudere il modello PCUP: quale utilità spinge l’utente a investire lavoro, per quanto minimo, nel bicchiere? Nessuno lo obbliga, può gettare PCUP per terra in qualunque momento e così far crollare l’intera catena del valore. Dargli un buon motivo per non farlo è la ragion d’essere di PCUP: qui, non nella produzione dei bicchieri e nella scrittura dei software, investiamo il 90% della nostra energia.

La benzina che muove l’industria PCUP e il suo enorme impatto ecologico è la motivazione che infondiamo nell’utente per non fargli gettare il bicchiere per terra, senza alcuno strumento per costringerlo a farlo. Non c’è prezzo in denaro con cui possiamo cambiare le abitudini di comportamento sulla scala in cui ci muoviamo noi, e non c’è sistema di logistica che possa sostituirlo: l’energia che serve per trasformare il nostro prodotto non la puoi comprare. La libera partecipazione delle persone al gioco PCUP è il nostro rischio d’impresa: siamo la fabbrica della buona volontà.